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ComPa 2007
Intervento al Compa 2007 Bologna - podcast
Esperienze del territorio - Compa 2007 (pdf)
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-Daccordo, Dix. -Tu sei un costrutto ROM. Mi hai capito? -Se lo dici tu- disse il costrutto. -Chi sei ? -Case. -Miami- dise la voce. -Il tuttofare. Hai imparato in fretta. -Proprio cosi' E per cominciare, Dix, tu ed io sgusceremo fino alla griglia di Londra e accederemo a qualche piccolo dato. Ci stai? -Mi vorresti dire che ho una scelta, fratello ?
Neuromante di William Gibson
Editrice Nord


Per informazioni su questo sito scrivete a: a.bon6iorni@gmail.com





Giorgio Gasparini
Questa è la storia di un ragazzino di 17, irremovibile, sua mamma si reca, di nascosto in montagna, alla sede del Comando Unico e prega il Colonnello Canzi di esonerare il ragazzo dal partecipare ad una azione...

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Monarchia o Repubblica?
Era la fine di maggio del 1946. Il referendum era imminente, gli italiani erano chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica. La grande proprietà agraria era tutta dalla parte dei Savoia, specialmente al sud, molto denaro veniva messo a disposizione dalle organizzazioni monarchiche per una propaganda insistente. Pietro era a lavorare nella stalla, nella proprietà del Marchese. Improvvisamente si sentì il rumore di un motore che si avvicinava. Pietro si affacciò curioso sulla porta della stalla con ancora il forcone in mano e vide arrivare una gran macchina scura che invadeva l'aia di fronte alla stalla.

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Razza Partigiana
Siamo nel 1945 in Trentino, Val Di Fiemme, nella notte tra il 4 e il 5 maggio. Un reparto nazista in rotta compie l'ultima strage nel territorio italiano. Tra i giovani rimasti sul campo c'e n'è uno con la pelle nera e nessuno subito riesce a ricostruire la storia di questo partigiano tanto che si parla di un medico sudafricano venuto da un campo di concentramento, di un partigiano americano nero o anche di un mulatto che veniva dal Lager di Bolzano. Quel partigiano era Giorgio Marincola

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Los Italianos
«Io pensavo di andare al fronte con i compagni del nostro battaglione... »
«C'è un fonte anche nelle retrovie ».
Osservando l'espressione di stupore di Guido, Barbieri aveva proseguito «Hai visto le code per comprare il pane davanti ai negozi? Due mesi fa non le trovavi. Al popolo viene razionato il cibo, invece nei ristoranti sulle Ramblas abbonda. Stanno sabotando la nostra rivoluzione...»

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Noi siam nati chissà quando chissà dove - film
(...) Poco piu' di un anno fa, in una delle nostre continue peregrinazioni all'Istituto Storico, incontrammo Lodovico Muratori. Gli parlammo del film, all'epoca ancora in fase embrionale. La persona che ci trovammo davanti non era semplicemente Lodovico Muratori. Era il grande Comandante Muro, quello della battaglia del Monticello, quello che Lino Vescovi detto il Valoroso considerava un mito vivente. Essere il mito di un mito non deve essere facile. Nonostante il freddo tremendo e la pioggia battente, Muro conservava il suo aplomb e la sua postura eretta, a differenza di noi, piegati dal gelo. Questo non faceva che aumentare ai nostri occhi il rispetto per lui. La nostra idea di una resistenza 'umana' prima ancora che politica o economica o sociale gli piaque, e ci racconto' la sua esperienza. Disse che lui, giovane studente universitario, non sapendo niente di politica quando scappo' in montagna nell'estate del 1944, lo fece soprattutto per non doversi presentare a militare, e con la convinzione che in montagna avrebbe passato solo poche settimane probabilmente piacevoli, da momento che di li' a pochissimo sarebbero arrivati gli americani liberatori. Si sbagliava...
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Medarda Barbattini (Medina)
Medina li sentì dire «È robusta, resisterà» ed ebbe una paura folle di non poter sopportare le torture e di tradire quindi i propri compagni.
Sui tavoli della questura vedeva le «sette lingue» una frusta di cuoio bagnata con tanti nodi che serviva agli aguzzini a «persuadere» le vittime.


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Domenico Azzari e la Signora Giacinta
La Signora Giacinta era una donna notevole, non solo per la sua bellezza e grazia, ma anche per la sua cultura notevole di donna vera. Questa era la chiave che Domenico Azzari, uno dei primi contatti italiani degli alleati paracadutati dietro le linee nemiche, utilizzava per cifrare i messaggi da inviare agli americani mediante la ricetrasmittente. L'8 settembre del 1943 Domenico si trova al Porto di Napoli come sergente Radio Telegrafista. Di sicuro egli sa soltanto che non avrebbe mai combattuto per i tedeschi. Cerca di nascondersi e tornare a casa, ma viene catturato e portato in un campo dove erano già presenti migliaia di soldati italiani. Riesce fortunosamente a scappare e si dirige a sud alla ricerca delle truppe americane che lo accolgono e gli chiedono di collaborare aiutando i partigiani da dietro le linee nemiche.


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Alberto Araldi (Paolo)'



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