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Antonio Carini (Orsi)

La Rocca delle Caminate è un luogo triste nel marzo 1944, è una sede famigerata di un comando repubblichino.
Dagli stanzoni di quel castello si levano urla fortissime di dolore. I partigiani, gli altri antifascisti e detenuti politici rabbrividiscono. Più tardi i repubblichini portano in giro un partigiano per tutte le celle per farlo vedere come ammonimento, è il cadavere ambulante come lo chiamano loro con scherno. Il cadavere ambulante è Antonio.
Antonio è stato torturato per giorni.
Picchiato con il calcio dei fucili, non ha più i denti davanti, uno zigomo è rotto. Un occhio si sposta dalla sua orbita, le sue gambe e i suoi piedi sono bruciati perchè Antonio è stato seviziato con una baionetta rovente. Nonostante questo Antonio non parla, capisce che sta quasi per morire ma anzi dice ai compagni di tener duro. Valbonesi (un altro partigiano detenuto nello stesso periodo di Carini) ricorda: - Ho avuto modo di parlargli un attimo mentre era legato a un palo.
Per noi c'erano state botte sulle gambe con stecche da biliardo, ma lui era stato maciullato: la carne delle gambe emanava puzza di bruciato.
Eppure, in quel breve attimo in cui potemmo parlarci, mi raccomandò di di non lasciarmi scappare nulla con i fascisti, di essere forte.
Il 13 marzo del 1944 Antonio viene portato al ponte dei Veneziani a Meldola, viene pugnalato e buttato nel fiume. Uno dei fascisti con un masso gli sfracella la testa. Antonio era nato a San Nazzaro di Monticelli d'Ongina il 7 ottobre 1902 ed aveva otto fratelli e sorelle. A 13 anni inizia a lavorare con suo papà e fa il barcaiolo. Si iscrive al Partito Comunista e poi emigra in America prima a New York e Poi a Buenos Aires. Già in questo periodo viene "tenuto d'occhio" dalla polizia che controlla anche gli italiani all'estero che sono considerati antifascisti. Nel 1936 Antonio parte per la Spagna come volontario contro Franco. Combatte nel battaglione Garibaldi come sergente a Madrid, a Guadalajara e a Huesca.
Viene ferito per due volte e partecipa alla difesa di Barcellona.
Alla fine della guerra civile spagnola, come molti volontari viene imprigionato in diversi campi di prigionia francesi a SaintCyprien, Gurs e Vernet. Il 19 aprile 1941 viene consegnato alla polizia italiana e viene condannato a 5 anni di confino a Ventotene. Dopo il 25 luglio 1943 viene liberato, torna a casa e prende contatto con il CLN e a ottobre organizza ed entra a far parte delle brigate Garibaldi. Viene inviato a Bologna e poi in Romagna e qui prende il nome di battaglia di Orsi. Viene arrestato durante una missione vicino al fiume Ronco, poco distante da San Colombano di Meldola. A Carini è stata attribuita la medaglia d'argento al valor militare alla memoria e a Meldola di Forlì c'è una lapide che lo ricorda. Da poco tempo, nel piacentino c'è una sezione ANPI intitolata a suo nome .




Pagina scritta in HTML da Attilio Bongiorni - Giugno 2009
bibliografia: Los Italianos di Franco Sprega e Ivano Tagliaferri
nelle foto dall'alto: Antonio Carini - foto archivio Museo resistenza Piacentina, la Rocca delle Caminate.
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