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Il cappotto di Picelli

Siamo a Parma negli anni '20. Guido Picelli sta tornando a casa, è notte. Il fascismo ormai spadroneggia in Parma, per i fascisti Guido è un pensiero fisso, come sindacalista e antifascista instancabile è l'anima della Resistenza che Parma oppone al regime. Guido Picelli Ma quella sera una squadra di camicie nere l'ha preso di mira. Lo inseguono. Picelli scappa, sono troppi e non potrebbe mai pensare di spuntarla. Si infila in un portone in extremis, ma i fascisti lo afferrano per il cappotto. Guido riesce a divincolarsi, ma il cappotto resta nelle mani della squadra punitiva. Per i fascisti il cappotto del famigerato Picelli è un vero trofeo, lo fanno a pezzi e girano tutta la città
I fascisti girano tutta Parma con pezzetti del cappotto di Guido infilati sui loro bastoni e gridano:« Ecco il vostro Picelli!»
Per guido fu una grave perdita economica (per quei tempi), ma una cooperativa di sarti subito ne confeziona uno nuovo per lui facendo una colletta fra i lavoratori.
In una delle tante aggressioni sparano a Guido e lo mancano per un soffio, il proiettile centra il suo cappello. Da quel giorno, per molto tempo Picelli va in giro con quel feltro nero bucato Per scaramanzia diceva, ma il cappello nero bucato diviene un suo simbolo.
Ma chi era Guido Picelli?
Guido Picelli era un ragazzo intelligente, suo padre faceva il cocchiere e sua madre era portinaia. Dopo la scuola era andato a lavorare da Landini l'orologiaio ed aveva subito imparato il mestiere, tanto che il principale gli aveva affidato l'incarico di andare a caricare tutti gli orologi pubblici della città di Parma, le torri campanarie e anche la Torre della Ghiaia (che adesso non c'è più). Ma la passione di Guido era il teatro, infatti nelle stanze degli orologi nascondeva i vari cappelli, le barbe finte e i costumi che usava per le rappresentazioni teatrali e lui portava la pochi amici intimi e con loro provava le scene.
I suoi scherzi erano memorabili, una volta fa finta di litigare con un suo amico e di sfidarlo a duello. La mattina seguente i due sfidanti si presentano con la cassetta delle armi e dopo un rituale estenuante carico di tensione, aprono la cassetta delle armi, che era piena di pomodori maturi, e iniziano a duellare tirandosi pomodori in faccia.
Gli ideali fortissimi spingono quest'uomo a lottare senza arrendersi contro un potere molto più forte di lui. Nell'autunno degli anni '20 iniziano le proteste contro la guerra di aggressione all'Albania, Guido diventa un simbolo della lotta contro il regime e una spina nel fianco per i fascisti che quando erano in gruppo cercavano in ogni modo di aggredirlo. Guido, durante una protesta contro la guerra in Albania, blocca la stazione ferroviaria e finisce in galera. Nel 1921 ci sono le elezioni, Picelli si candida e viene votato in massa anche dai Comunisti (all'epoca era socialista) e diventa deputato, quindi viene liberato.
Il popolo lo aveva liberato col suo voto, nei quartieri dell'oltretorrente vengono esposte le bandiere rosse alle finestre.
Nel 1921 si intensificano gli attacchi dei fascisti, contro avversari politici e le sedi delle organizzazioni. Gli scontri a fuoco erano frequenti, perchè Parma si difendeva e osava respingere le spedizioni punitive. Ci voleva qualcuno, un gruppo, un'organizzazione, che difendesse i quartieri dell'oltretorrente: Picelli fonda gli Arditi Del Popolo di Parma, era il luglio del 1921.
Parma, agosto 1922, l'Oltretorrente resiste!
Il 1922 è l'anno nel quale si scatenano le azioni più violente dei fascisti. Le organizzazioni dei lavoratori organizzano uno sciopero generale in tutta Italia per il mese di agosto. A Parma più che in altre città i lavoratori reagiscono compatti, nonostante la stampa contraria e i tentativi di formare nuovi sindacati compiacenti.
Parma non cessa lo sciopero. Arrivano grandi squadre di fascisti da tutta la Regione Il popolo costruisce le barricate: scale, casse, pali, le lastre di pietra del selciato, un prete prende le panche della chiesa e le usa, ogni tipo di materiale viene utilizzato.
Guido sale sul tavolo dell'osteria di Orestin e parla alla gente, incita alla Resistenza. Dopo durissimi combattimenti i fascisti devono andarsene, non sono riusciti a spuntarla, ma tornando, nelle campagne intorno a Parma sfogano la loro frustrazione bruciando le sedi delle organizzazioni popolari e le case degli antifascisti conosciuti.
In ottobre il regime vuole organizzare una nuova spedizione su Parma, che doveva avere dispiegamenti di mezzi e uomini senza precedenti, ma per il momento ci sono altre priorità, la marcia su Roma incombe.
Gli oppositorni più in vista vengono arrestati con accuse di complotto.

Picelli, Griffith, Gorreri, vengono arrestati senza sapere esattamente perchè
Nel 1924 Picelli viene rieletto e si trasferisce a Roma, anche perchè Parma per lui era diventata invivibile.
Anche a Roma Guido viene aggredito diverse volte, in novembre del '25 i deputati fascisti si accaniscono nell'aula del Parlamento contro di lui e i compagni (erano solo in sette rimasti dell'opposizione) e li scaraventano fuori dal parlamento dopo averli malmenati. Nel 1926 in seguito alll'entrata in vigore delle leggi eccezionali Picelli viene arrestato e mandato al confino a Lampedusa e poi a Lipari.
Nel 1932 Guido viene rimesso in libertà e può lasciare Lipari ma ormai è per lui è troppo pericoloso restare in Italia.
Picelli riesce ad espatriare clandestinamente e va in Unione Sovietica dove inizia a lavorare in una fabbrica di cuscinetti a sfere.
In Russia Guido è un pericoloso sovversivo per la polizia politica di Stalin, viene preso di mira e vengono prodotti dossier su di lui con foto segnaletiche, tanto che più volte chiede invano di essere trasferito e di continuare la sua lotta. Quando ormai le purghe staliniane e il gulag sembrano inevitabili Picelli scrive ad uno dei primi bolscevichi protagonisti della rivoluzione del 1917 e riesce finalmente ad andarsene dall'Unione Sovietica.
Nel 1936 migliaia di volontari partono da tutto il mondo per andare a combattere contro il generale Franco, Picelli naturalmente è con loro.
Guido arriva a Barcellona nel novembre 1936 e si ritrova fra bandiere rosso-nere (anarchiche) e tanta gente in tuta blu; ormai è un uomo di messa età, con i capelli grigi, ma l'emozione per il clima libertario che si respira sulle ramblas è fortissimo. Con lui migliaia di volontari: olandesi, scandinavi, inglesi, russi, americani, tedeschi, francesi, greci, cinesi, arabi, abissini, sudamericani, neri africani, indiani, polacchi, romeni...

Picelli parte per il fronte, è diventato il Comandante Picelli, tutti lo conoscono.
Viene colpito al petto mentre si rialza dopo aver messo a punto una mitragliatrice. Muore poco dopo, Guido, sul monte El Matoral.
I compagni di Parma lo vengono a sapere ascoltando Radio Barcellona nel 1937.

Nel 2002, sessanta anni dopo, il Comune e la Provincia di Parma ricordano gli avvenimenti del '22 con un sito web: http://www.barricateaparma.it/ e con numerose commemorazioni.





bibliografia: Barricate a Parma di Mario de Micheli edizione Libreria Feltrinelli di Parma.
Le foto delle barricate sono tratte da "I Comunisti raccontano 1919-1945" - Edizioni del Calendario
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L'ordine criminale del mondo




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