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Guselli, 4 Dicembre 1944

Luciano cammina, malgrado la ferita di striscio al torace, un compito ingrato lo attende. Dietro di lui un comandante nazista.
In mezzo alla strada gli automezzi dei partigiani ormai fermi. Il comandante tedesco gli ha chiesto di indicare se fra i morti ci sono comandanti partigiani. Luciano arriva vicino al cadavere di Callegari : - «Eccolo è lui il nostro comandante.» Il capitano tedesco continua a dire «Ja scheiser! Nichts gut! Scheiser grieg!» (Oh merda! Niente bene! La guerra è una merda). Giungono vicino alla cunetta umida dove giacciono Toni e la Tigrona (Luisa Calzetta), Toni ha i capelli biondi lunghi e il militare tedesco lo scambia per una donna : «Zwei fraulein! Schade, nichts gut!» (Due donne niente bene) Nando Panelli «Nichts gut! Vielen jungen kaputt» (Troppi giovani morti)
Luciano (che sa un po' di tedesco) gli risponde: «Varum has du alles kaputt?» (E allora perchè li hai uccisi?), si rende conto il Luciano di aver sfidato il militare nazista.
Il capitano guarda e, quasi parlando con se stesso, risponde: «Das is grieg! Nichts gut!» (Euesta è la guerra niente bene). Esplodono alcuni colpi di mitragliatrice lontano, sparati da altri partigiani chissà dove, ma questo basta a far ritornare la tensione, Luciano viene rinchiuso in una stanza di una casa lì vicino.
Sul pavimento un maresciallo tedesco perde molto sangue, chiede acqua,
Forse proprio Luciano l'ha colpito. Luciano intinge il fazzoletto in un secchio e gli bagna le labbra, poco dopo il maresciallo muore. E pensare che Luciano cantava, mentre guidava il camion Fiat 626, erano quasi arrivati ai Guselli, e non avevano sentito nessun rumore, non sapevano che i nazisti con circa 70 mongoli e 5 o 6 brigatisti italiani li attendevano con le armi spianate. Come è successo tutto ciò?

Quel lunedì mattina alle 9 circa gli abitanti del piccolo paesino dei Guselli ricevevano una visita sgradita.
Le porte delle case si erano aperte all'improvviso e gruppi di mongoli si aggiravano per le stanze cercando da mangiare, le donne terrorizzate cercano uova o qualcos'altro. Si sentono rumori dal pollaio, i soldati stanno tirando il collo alle poche galline rimaste. Il piccola paesino è invaso dai nazisti, alcuni di questi si accorgono che da Morfasso stanno lentamente sopraggiungendo dei mezzi partigiani. Il paesino viene presidiato, nessuno può più uscire. Antonio Alberici fa finta di andare a cercare legna nel bosco, ma viene bloccato, se fosse riuscito ad allontanarsi un po' avrebbe potuto avvisare gli amici partigiani, ma niente da fare.
Carlo Pizzi (Leone) I primi ad arrivare sono terribile e rosso su una moto, vengono bloccati e fatti prigionieri.
Alle undici circa arriva una Lancia Aprilia guidata da Bolide Rosso (Bruno Baldini), a bordo ci sono quattro partigiani, l'auto riceve una raffica, i partigiani Scaglioni e Londotti vengono colpiti a morte. Poco dopo arriva la Lancia Artena: altri quattro partigiani vengono catturati.

Leone (Carlo Pizzi) è a bordo dell'autoambulanza Fiat 626, Ughetto guida; sono a 5 minuti di strada dai Guselli, non sentono niente perchè ci sono aerei che sorvolano la zona e fanno un gran rumore.
È contento Leone: finalmente anche lui ha uno Sten nuovo, bello lucido e ingrassato con tanti caricatori. Tutti scherzano e sono allegri, ma entrando nel paese vedono la Lancia Aprilia e l'Artena in mezzo alla strada e due morti sul ciglio della strada. Ughetto frena subito, ma crolla sul volante con la fronte piena di sangue, anche Callegari viene colpito e così anche gli altri sette in cabina. Leone, Pelide, Balilla, Gianni, Toros, Mario Baffi e Mario Zaffignani riescono a scaraventarsi fuori dal Fiat 626 e a scappare grazie a Leone che con il suo sten riesce a colpire due mongoli che si avvicinavano.
E intanto Luciano arriva con i compagni ignaro di tutto, guidando l'altro Fiat 626 autocarro, si sentono della raffiche di mitra, Luciano frena, pensa ad un aereo, scappa fuori e vede cadere nella cunetta la Tigrona e Toni colpiti a morte,
si butta a terra contro il ciglio della strada e spara da dove provengono i colpi. Un gruppo di soldati esce da dietro una siepe e si avvicina all'autocarro. Luciano spara e cerca di scappare in direzione Morfasso, ma anche da lì provengono colpi, Luciano vorrebbe sparare ma sulla traiettoria ci sono Giovanni Cordani e Italia, inoltre non ha più munizioni! Che fare? Far finta di essere morto? Non è una buona idea, un gruppetto di soldati gira tra i feriti a da il il colpo di grazia con la pistola ai moribondi. Luciano tenta disperatamente di scappare ma viene colpito di striscio. Ed è così che dovrà riconoscere il cadavere del proprio compagno e Comandante seguito dall'ufficiale tedesco.
Luciano (Nando Panelli) verrà deportato al campo di concentramento di Flossenburg in Germania, da dove miracolosamente riuscirà a tornare a casa nonostante tutto.

Nell'imboscata dei Guselli muoiono sul colpo i partigiani:
Mario Argelati, Giovanni Barzo, Pietro Bonetti, Vittorio Busi, Giacomo Callegari, Luisa Calzetta, Antonio Chinosi, Arturo Cordani, Cesare Costa, Ferruccio Faggioli, Vito Franco, Giuseppe Gelati, Guido Landotti, Antonio Orlando, Cesare Milanesi, Giovanni Piccoli, Luigi Previdi, Antonio Provini, Ugo Raimondi, Attilio Rapacioli, Ruocco Augusto Scaglioni, Ugo Sfulcini, Gino Squazza, Ernesto Subacchi, altri verranno fati prigionieri e moriranno in seguito per varie cause.





Il racconto è tratto dalla testimonianza di Nando Panelli
pubblicata in La resistenza in Val D'arda di Giuseppe Prati edizioni Vicolo Del Pavone
Le foto ritraggono dall'alto al basso:
Nando Panelli (Luciano), Carlo Pizzi (Leone) e Luisa Calzetta (Tigrona)
e provengono dall'archivio Museo della Resistenza di Sperongia
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Erri De Luca racconta l'immigrazione




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