«... Se tu per caso avessi modo di rivedere quei signori che vennero a cercarmi la
mattina del 5, avrei caro che tu cercassi di giustificarmi presso di
loro per quella mia brutta maniera di andarmene senza salutarli. In
ogni modo, appena potrò di nuovo vederli, mi scuserò personalmente
a voce e li persuaderò di tutte le mie buone intenzioni...»
questo è il messaggio ironico che Maber fece recapitare a suo padre
dopo essere sfuggito in modo rocambolesco alla retata che misero in
atto i nazifascisti andandolo ad arrestare in casa sua in Versilia in
marzo del 1944.
Maber fu arrestato di
sorpresa la mattina presto, ma chiese di andare al bagno prima di
essere portato in caserma. Uno dei soldati che lo arrestavano entrò
nel bagno e vide solo una piccola finestrella impraticabile quindi
accordò il permesso. In realtà Maber riuscÍ, non si sa in che
modo, a passare per quella finestrella e a fuggire. Il giorno dopo
fece recapitare a suo padre, per fargli sapere che stava bene, il
sarcastico messaggio.
In giugno del 1944 mentre viaggia in motocicletta con il compagno Gaetano De Stefanis,
viene fermato dai tedeschi ad un posto di blocco. I due avevano
documenti falsi forniti dal CNL, ma nonostante questo vengono fermati
per una perquisizione. Con voce sicura ed affabile, con un sangue
freddo incredibile e dicendo in realtà parolacce ed insulti in
italiano, riesce a convincere i tedeschi (che non capivano una
parola) e ad avere il tempo di appartarsi per far sparire tutto il
materiale compromettente che portava addosso prima che procedessero
alla perquisizione.
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Maber ferito nella Casa di Politi Catterina.
Uno dei due uomini al suo fianco potrebbe essere
il Dott. Laudi che l'ha curato.
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In seguito Maber viene
destinato dal CLN alla zone del Piacentino, dove viene paracadutato,
e poi a Pecorara e quindi viene raggiunto da Carlo Vassalle (il
fratello di Vera Vassalle) e da Mario Robello.
Nella nostra zona
avrebbe dovuto organizzare un sistema di trasmissione clandestino
uguale a quello che aveva organizzato in Versilia (la sua zona
d'origine). Rimane ferito ad un braccio e viene curato e ospitato
nella casa di Catterina Politi di Pecorara, ma poi arriva il
grande rastrellamento e deve scappare.
Il ferimento di Maber
brano tratto da Missioni Rosa e Balilla di Liborio Guccione.
Edizioni Vangelista Editori S.n.c.
Una mattina vengo a sapere che Manfredo era partito con un'altra macchina,
accompagnato da un autista. Non ho mai saputo perchè egli avesse preso
quella decisione senza avvertirmi, e non ho mai saputo chi fosse l'autista.
In quei giorni di estrema tensione non ci si curò di appurare bene le cose,
e dopo fummo presi dagli avvenimenti e la questione poi è rimasta inghiottita
dal tempo. Sta di fatto che nel pomeriggio di quello stesso giorno Manfredo
rientrò a Pecorara ferito al braccio sinistro.
Che cosa era accaduto? Pare che l'autista che guidava la macchina (era una
macchina tedesca mimetizzata) non si fosse fermato al posto di guardia della
Rocca di Pecorara e una guardia avesse sparato una raffica di mitra, ferendo
al braccio Manfredo. (...)
Ma nonostante le cure Maber soffriva terribilmente di forti dolori al braccio:
la ferita riportata aveva intaccato in modo grave un delicato nervo, proprio
all'altezza del gomito. Forse se Manfredo avesse ridotto i suoi impegni avrebbe
potuto anche guarire (...)
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Si ritrovano alla
Sanese, rifugio della brigata Giustizia e Libertà.
Manfredo aveva la febbre, il suo
braccio era paralizzato, ormai preoccupato di costituire un pericolo
ed un ostacolo per i compagni, con una scusa esce dalla cascina della
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dalla sinistra Carlo Vassalle, che fu affiancato a Maber nella missione Sante,
Mario, Clara, Pirro, Gino e Bisagno
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Sanese e si suicida con una bomba a mano.
Ai compagni disperati
non resta che comporne i resti mortali e dargli una sepoltura vicino
ad un albero nei pressi della cascita.
La memoria di Manfredo
Bertini è stata premiata da una Medaglio d'Oro al Valor Militare .
La vicenda tragica di Manfredo Bertini è stata rappresentata anche in un
fumetto di Ivan Bongiorni e le tavole sono state selezionate per la
pubblicazione sul sul sito web della rassegna Komikazen di Ravenna.
Prima della guerra Manfredo Bertini era stato un tecnico cinematografico di talento,
aveva curato la fotografia di Pioggia d'estate (1937), curandone anche
il montaggio), Ragazza che dorme (1940), Cenerentola e il Signor
Bonaventura (1941), Il Re d'Inghilterra non paga (1941), La casa
senza tempo (1943).
Cenerentola e il signor Bonaventura è un film di Sergio Tofano del 1941, con Paolo Stoppa, Silvana Jachino, Roberto Villa,
Sergio Tofano, Rosetta Tofano, Guglielmo Barnabò, Mercedes Brignone, Mario Pisu, Piero Carnabuci, Mario Gallina. Prodotto in
Italia. Durata: 72 minuti.
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Un fotogramma del film Cenerentola e il
signor Bonaventura del 1941 per il quale
Maber aveva curato la fotografia.
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