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Intervento al Compa 2007 Bologna - podcast
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Cimourdain era presente; applicò la bocca al tumore, succhiò, sputando a mano a mano che le fauci gli si riempivano, svuotò l'ascesso e salvò l'uomo. Poiché a quel tempo indossava ancora la tonaca, ci fu chi gli disse: «Se faceste questo al re, diverreste vescovo». «Al re non lo farei» rispose Cimourdain. L'atto e la battuta lo resero popolare nelle suburre di Parigi.
Novantatré di Victor Hugo - Oscar Mondadori





Giovanni Lazzetti - il Ballonaio
A Borgonovo Val Tidone il 16 gennaio 1920 nasce uno dei personaggi italiani più mitici nell'ambito della Resistenza. Si chiamava Giovanni Lazzetti ma lo chiamavano Il Ballonaio perchè suo papà aveva un banco di giocattoli e vendeva i palloncini. E' stato un incubo per i fascisti ed i tedeschi, tanto che, quando lo catturarono, il carcere si riempì per tutta la notte di fascisti che andavano per vedere il mitico Ballonaio.


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Cesare Baio
Fin da bambino in famiglia respirò aria di antifascismo. Egli non vestì mai la divisa di «figlio della Lupa» o di «Balilla», le note organizzazioni giovanili fasciste e fece parte dei cosiddetti «Avanguardisti» solo perchè diversamente, non avrebbe potuto frequentare i corsi superiori di studio.
La professoressa Fulvia Libertino che lo ebbe, scolaro, al ginnasio, i Professori La Rosa e Forlini, di cui fu alunno al liceo, lo giudicavano schivo e piuttosto taciturno, pronto ad animarsi però se venivano discussi argomenti di storia o di letteratura


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Eugenio Tanzi
All'ospedale di Fiorenzuola arriva Eugenio ferito gravemente, colpito con un fucile da caccia. Il primario deve assolutamente operarlo per salvargli la vita ma non può. Eugenio è direttore di un cooperativa agricola, molto efficiente e che da lavoro a tantissimi braccianti nel parmense. La cooperativa gestisce, con metodologie avanzate sul fronte della cooperazione, quasi 2500 pertiche di terra. Da tempo però la situazione è diventata insostenibile. I lavoratori che per qualche motivo restano isolati vengono bastonati dai fascisti.Alla sera nessuno può fermarsi un po' all'osteria perchè è diventato troppo pericoloso, chi si trova in giro la sera tardi per strada al buio può trovarsi di fronte ad una squadra di fascisti.


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Alberto Araldi (Paolo)
Paolo era entrato come volontario nei carabinieri e nel 1943 era proprio nella squadra politica, era esattamente nel gruppo di quegli agenti che dovevano perseguire i reati «politici». La sua sensibilità, e sue idee, il fatto che dopo la guerra fosse stato trattenuto nell'Arma contro la sua volontà facevano di lui una persona invece che aiutava i perseguitati politici.
Il suo comportamento ovviamente cominciò a destare dei sospetti nell'ambiente e così gli tesero una trappola.


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Sergio Sichel, salvo per miracolo!
Sergio è in uno stanzone, insieme con altri 13 detenuti. Sono le 22, quando arriva un'ordine delle SS: «Preparatevi a partire!». Sergio non sa cosa pensare, ma non immagina un destino di morte imminente, dopo tutte le angherie subite dai fascisti. Da quando è stato arrestato (nel gennaio 1945) ha dovuto sopportare botte con nerbo di bue sulle gambe, botte che lasciavano ferite estese e sanguinanti ed ha dormito senza coperte sul cemento nudo in una stanza senza vetri alle finestre.


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Noi siam nati chissà quando chissà dove - film
(...) Poco piu' di un anno fa, in una delle nostre continue peregrinazioni all'Istituto Storico, incontrammo Lodovico Muratori. Gli parlammo del film, all'epoca ancora in fase embrionale. La persona che ci trovammo davanti non era semplicemente Lodovico Muratori. Era il grande Comandante Muro, quello della battaglia del Monticello, quello che Lino Vescovi detto il Valoroso considerava un mito vivente. Essere il mito di un mito non deve essere facile. Nonostante il freddo tremendo e la pioggia battente, Muro conservava il suo aplomb e la sua postura eretta, a differenza di noi, piegati dal gelo. Questo non faceva che aumentare ai nostri occhi il rispetto per lui. La nostra idea di una resistenza 'umana' prima ancora che politica o economica o sociale gli piaque, e ci racconto' la sua esperienza. Disse che lui, giovane studente universitario, non sapendo niente di politica quando scappo' in montagna nell'estate del 1944, lo fece soprattutto per non doversi presentare a militare, e con la convinzione che in montagna avrebbe passato solo poche settimane probabilmente piacevoli, da momento che di li' a pochissimo sarebbero arrivati gli americani liberatori. Si sbagliava...
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Il Dott. Rinaldo Laudi (Dino)
A Rompeggio (una frazione di Ferriere) c'è molta neve, è il 6 gennaio 1944. Dino e i suoi compagni sono al sicuro, anche se Dino al sicuro non lo era stato proprio mai. Con quel suo continuo gironzolare per la provincia, incurante di correre gravi pericoli, per andare a curare partigiani e non, feriti e ospitati in casa di qualche famiglia o nascosti in rifugi di fortuna.
Dino curava i malati di cinque infermerie sparse per il territorio: Pentima di Groppo Arcelli, Scarniago, Bocchè di Mezzano Scotti, Rocca Pulzana di Pianello Valtidone e Pecorara insieme con altri medici (Ricci Oddi, Mezzadri, Bartoli, Nani, Torre, De Luca). Dino curava anche i malati che aveva fatto trasportare al Preventorio di Bramaiano di Bettola. Quel giorno qualcuno gli disse che Pietro Inzani (Aquila Nera) era ferito gravemente dopo un combattimento e che era nascosto da una famiglia a Canadello di Ferriere. Il Dottor Laudi non esita, parte a piedi con un metro di neve per raggiungere e curare il compagno a Canadello.
Non sappiamo se sia mai riuscito a incontrare Inzani per prestargli le prime cure, perchè viene catturato dai fascisti e portato a Bettola.


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