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ComPa 2007
Intervento al Compa 2007 Bologna - podcast
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Vado al bagno chiudo a chiave la porta e mi ci appoggio sopra, non mi faccio di coca ma piango per cinque minuti poi esco e ritorno dentro, ed e' buio, affollato, nessuno puo' vedere quella mia faccia gonfia e gli occhi rossi, e mi siedo vicino alla ragazzina bionda ubriaca
Meno di zero di Bret Easton Ellis
CDE su licenza Tullio Pironti





La battaglia del Monticello
Sono le 3:30 del 16 aprile 1945 al castello del Monticello. È una notte apparentemente calma, ma la tensione è palpabile nell'aria e fa presagire che qualcosa di imminente sta per scatenarsi. Trentadue partigiani si trovano nel castello, sono già stati avvertiti da una staffetta che i nazifascisti stanno per attaccare. Sono presenti anche civili della zona. Barba II (Cesare Annoni) e Luigi Cerri (Gino) sono appena stati a pattugliare la zona circostante con i loro uomini ed ora stanno all'erta. Romeo, in pattuglia con il suo gruppo, sente abbaiare dei cani in lontananza e poi vede tre luci che si spengono e si accendono a brevi intervalli; allarmato, spara subito un razzo rosso per avvisare i compagni (era il segnale convenuto). Purtroppo nessuno lo vede.


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Monarchia o Repubblica?
Era la fine di maggio del 1946. Il referendum era imminente, gli italiani erano chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica. La grande proprietà agraria era tutta dalla parte dei Savoia, specialmente al sud, molto denaro veniva messo a disposizione dalle organizzazioni monarchiche per una propaganda insistente. Pietro era a lavorare nella stalla, nella proprietà del Marchese. Improvvisamente si sentì il rumore di un motore che si avvicinava. Pietro si affacciò curioso sulla porta della stalla con ancora il forcone in mano e vide arrivare una gran macchina scura che invadeva l'aia di fronte alla stalla.

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Sergio Sichel, salvo per miracolo!
Sergio è in uno stanzone, insieme con altri 13 detenuti. Sono le 22, quando arriva un'ordine delle SS: «Preparatevi a partire!». Sergio non sa cosa pensare, ma non immagina un destino di morte imminente, dopo tutte le angherie subite dai fascisti. Da quando è stato arrestato (nel gennaio 1945) ha dovuto sopportare botte con nerbo di bue sulle gambe, botte che lasciavano ferite estese e sanguinanti ed ha dormito senza coperte sul cemento nudo in una stanza senza vetri alle finestre.


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Noi siam nati chissà quando chissà dove - film
(...) Poco piu' di un anno fa, in una delle nostre continue peregrinazioni all'Istituto Storico, incontrammo Lodovico Muratori. Gli parlammo del film, all'epoca ancora in fase embrionale. La persona che ci trovammo davanti non era semplicemente Lodovico Muratori. Era il grande Comandante Muro, quello della battaglia del Monticello, quello che Lino Vescovi detto il Valoroso considerava un mito vivente. Essere il mito di un mito non deve essere facile. Nonostante il freddo tremendo e la pioggia battente, Muro conservava il suo aplomb e la sua postura eretta, a differenza di noi, piegati dal gelo. Questo non faceva che aumentare ai nostri occhi il rispetto per lui. La nostra idea di una resistenza 'umana' prima ancora che politica o economica o sociale gli piaque, e ci racconto' la sua esperienza. Disse che lui, giovane studente universitario, non sapendo niente di politica quando scappo' in montagna nell'estate del 1944, lo fece soprattutto per non doversi presentare a militare, e con la convinzione che in montagna avrebbe passato solo poche settimane probabilmente piacevoli, da momento che di li' a pochissimo sarebbero arrivati gli americani liberatori. Si sbagliava...
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Guselli, 4 Dicembre 1944
Luciano cammina, malgrado la ferita di striscio al torace, un compito ingrato lo attende. Dietro di lui un comandante nazista. In mezzo alla strada gli automezzi dei partigiani ormai fermi. Il comandante tedesco gli ha chiesto di indicare se fra i morti ci sono comandanti partigiani. Luciano arriva vicino al cadavere di Callegari : - «Eccolo è lui il nostro comandante.».


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A fianco del mio capitano
Dove sei finito Ugo? Sei sicuro di aver fatto la scelta giusta? (...) Stavo pensando a tutto ciò, quando notai al mio fianco un uomo che mi osservava, era Capital Selva, Vladimiro Bersani. Con lui avrei trascorso giornate memorabili compresa quella che purtroppo mise fina alla sua vita ed ai suoi sogni di libertà.

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Amianto
A Novara, Torino, Genova, La Spezia, Mestre, Terni, Taranto. Ovunque, sempre in periferia, senza mai vedere le cattedrali e le strade acciottolate dei centri storici. Respirerà benzene, il piombo gli entrerà nelle ossa, il titanio gli intaserà i pori e una fibra d'amianto si infilerà nei suoi polmoni.

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Video

La ballata dell'intolleranza

Storie

Vera Vassalle'



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