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ComPa 2007
Intervento al Compa 2007 Bologna - podcast
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Un giorno, una ricca vedova, di quella goffa varietà che si crede spiritosa, gli rivolse questa arguzia:
«Monsignore, molti chiedono quando Vostra Grandezza avrà il berretto rosso.» «Oh, oh, che coloraccio!» rispose il vescovo. «Per fortuna, coloro che lo disprezzano in un berretto lo venerano in un cappello.»


I Miserabili di Victor Hugo - http://www.liberliber.it





Giovanni Lazzetti - il Ballonaio
A Borgonovo Val Tidone il 16 gennaio 1920 nasce uno dei personaggi italiani più mitici nell'ambito della Resistenza. Si chiamava Giovanni Lazzetti ma lo chiamavano Il Ballonaio perchè suo papà aveva un banco di giocattoli e vendeva i palloncini. E' stato un incubo per i fascisti ed i tedeschi, tanto che, quando lo catturarono, il carcere si riempì per tutta la notte di fascisti che andavano per vedere il mitico Ballonaio.


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Cesare Baio
Fin da bambino in famiglia respirò aria di antifascismo. Egli non vestì mai la divisa di «figlio della Lupa» o di «Balilla», le note organizzazioni giovanili fasciste e fece parte dei cosiddetti «Avanguardisti» solo perchè diversamente, non avrebbe potuto frequentare i corsi superiori di studio.
La professoressa Fulvia Libertino che lo ebbe, scolaro, al ginnasio, i Professori La Rosa e Forlini, di cui fu alunno al liceo, lo giudicavano schivo e piuttosto taciturno, pronto ad animarsi però se venivano discussi argomenti di storia o di letteratura


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Alberto Conni (Franz)
Alberto era una persona estremamente intelligente, nonostante fosse particolarmente portato per la matematica, alcuni suoi saggi di letteratura venivano citati come esempio di bravura dai professori.
Nel mese di giugno 1944 Alberto, che ha da poco compiuto i 18 anni, riceve la chiamata per le armi. Dovrà arruolarsi nella R.S.I. primo scaglione della classe 1926, ma lui ha già preso la sua decisione, maturata durante gli anni in cui frequentava la parrocchia. Proprio il parroco Don Luigi Ferrari gli aveva trasmesso, oltre agli ideali religiosi, idee di libertà e tolleranza e rispetto verso gli altri. Lo stesso Don Luigi che veniva segnalato dalla sezione locale del P.N.F., in una lettera alla Prefettura in questo modo:
Ferrari don Luigi, Arciprete, è un antifascista, si lascia molto a desiderare verso le autorità locali Alberto, quindi decide di scappare e entra nella formazione partigiana di Giovanni Lo Slavo.


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Il Colonnello anarchico
Osservando in foto e filmati d'epoca i volontari diretti al fronte, che sfilano per le vie di Barcellona, colpisce veramente il fatto che essi non hanno niente che ricordi un esercito tradizionale. Sono aboliti il saluto militare, la gerarchia, i gradi, e ovviamente la divisa, da molti sostituita dal "mono", la tuta da operaio nei suoi diversi colori; ai piedi i più calzano le espadrillas, portano al collo fazzoletti rossi o rosso-neri e in testa le bustine miliziane ornate dai distintivi delle organizzazioni politiche cui appartengono

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Medarda Barbattini (Medina)
Medina li sentì dire «È robusta, resisterà» ed ebbe una paura folle di non poter sopportare le torture e di tradire quindi i propri compagni.
Sui tavoli della questura vedeva le «sette lingue» una frusta di cuoio bagnata con tanti nodi che serviva agli aguzzini a «persuadere» le vittime.


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Il Clandestino di Mario Tobino
La Rosa era maestra elementare. Sapendosi brutta, se qualcuno si era interessato a lei, l'aveva disarmato con quei suoi modi che ricordavano i rovi. Insegnava alla scuola e dava lezioni. Inoltre sognava una società dove il bene avrebbe trionfato; gli intrighi, le meschinità, le corruzioni del denaro, estinti sul loro nascere; era sicura che una società così miracolosa era per sorgere, ogni ostacolo vinto con energico amore. «Dovresti andare dall'altra parte delle linee» disse Lorenzino vincendo un certo turbamento.
«Perchè?» domandò la Rosa.
«Per dire agli americani che qui a Medusa ci siamo noi; ci devono aiutare.»
La Rosa assunse un atteggiamento umile e disse:
«Che devo fare?»
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Posso fare qualcosa per voi?
La mattina del 23 febbraio 1944 faceva freddo. Nevicava all'interno del carcere di Monza. I detenuti furono svegliati dal rumore di camion e di scarponi chiodati... era arrivato un reparto della Wehrmacht. Urlando e gridando i secondini aprirono con violenza le porte di alcune celle. Una dozzina di prigionieri furono tirati fuori con la forza. Urla, spinte, strattoni. Li fecero uscire nel piazzale... Furono messi in fila, uno accanto all'altro, con la faccia al muro e il cuore che batteva forte. Negli occhi iniziava a comparire la paura.


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Video

La ballata dell'intolleranza

Storie

Vladimiro Bersani (Comandante Selva)'



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