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ComPa 2007
Intervento al Compa 2007 Bologna - podcast
Esperienze del territorio - Compa 2007 (pdf)
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Libri, films ecc.



il farmacista le aveva chiesto quanto denaro aveva. -Trenta lire. -Allora puoi prendere due fiale. Sai Leggere? Costano quindici lire l'una. C'e' scritto sopra -. C'era scritto sopra '8,75'. Di questi mezzi si serve il diritto feudale della piccola borghesia di questi paesi.
Cristo si e' fermato a Eboli di Carlo Levi
Edizioni CDE S.p.a. su licenza Einaudi





Memorie Resistenti
«I carabinieri guardavano dappertutto, in tutti i cassetti, e chiedevano: «Perchè legge questi libri?», e li portavano via. Mia mamma [ha chiesto] ai carabinieri: «L'ha letto quel libro che mi sta sequestrando?». «No.» «Allora lo legga, così impara qualcosa.» [...] Non mi ricordo se era Guerra e pace... (Liliana Fornasari)

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Vera Vassalle
Maber pensava: "Bisogna inviare qualcuno incontro agli angloamericani". I partigiani avevano diversi e difficili problemi da risolvere, innanzitutto quello delle armi, gli alleati avrebbero potuto aiutarli se solo avessero avuto un canale di comunicazione con loro. Ma per far questo bisognava organizzarsi e soprattutto incontrarli almeno una volta, ma come? Gli angloamericani erano al sud e Maber e il suo gruppo in Versilia, bisognava passare attraverso il fronte della guerra. Maber la chiama Operazione Gedeone, e incarica Vera che subito accetta. Vera Vassalle era una delle donne che costituivano il gruppo di partigiani della Versilia, formato da Bertini dopo l'8 settembre. Vera era una donna minuta, molto intelligente, solo apparentemente ingenua. Da piccola aveva avuto la poliomielite che le aveva lasciato una gamba rovinata e un'andatura zoppicante, anche per questo Vera è apparentemente insospettabile


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Irma Bandiera (Mimma)
La sua famiglia non sapeva neppure che lei era diventata militante GAP, staffetta e combattente
Il 7 maggio 1944 fu arrestata dai fascisti. La trovarono con addosso documenti cifrati, aveva appena portato armi alla base di Castelmaggiore. I compagni partigiani seppero che era stata catturata e dovevano decidere se abbandonare i loro rifugi, ma poi restarono dov'erano. Uno di loro disse: - la conosco, la Mimma non parlerà

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I Ribelli della Val Tidone
Scegliere da che parte stare è molto importante e molto difficile quando gli avvenimenti storici stanno accadendo nel presente di un ragazzo di diciassette anni. Roberto ha scelto quel giorno di Novembre 1943 a Piacenza, passeggiando con due amici verso Piazza Cavalli. Un gruppo di giovani fascisti viene verso di loro cantando "Allarmi siam fascisti" e portando un gagliardetto nero con il teschio disegnato. Tutti ai lati della strada devono salutare col braccio teso. Un signore con un bambino in braccio, forse è distratto, non saluta e viene colpito da un graduato. Roberto si rifiuta, decide di non salutare e torna indietro. Non sa che questa decisione avrebbe condizionato tutta la sua vita
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La battaglia del Monticello
Sono le 3:30 del 16 aprile 1945 al castello del Monticello. È una notte apparentemente calma, ma la tensione è palpabile nell'aria e fa presagire che qualcosa di imminente sta per scatenarsi. Trentadue partigiani si trovano nel castello, sono già stati avvertiti da una staffetta che i nazifascisti stanno per attaccare. Sono presenti anche civili della zona. Barba II (Cesare Annoni) e Luigi Cerri (Gino) sono appena stati a pattugliare la zona circostante con i loro uomini ed ora stanno all'erta. Romeo, in pattuglia con il suo gruppo, sente abbaiare dei cani in lontananza e poi vede tre luci che si spengono e si accendono a brevi intervalli; allarmato, spara subito un razzo rosso per avvisare i compagni (era il segnale convenuto). Purtroppo nessuno lo vede.


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Paolo Bellizzi
Condussero Paolo in una stanza disadorna: uno scrittoio con sopra una caraffa piena di liquido trasparente, due sedie, un nerbo di bue appeso al muro. Sul pavimento era disteso un panno da caserma. Un ufficiale iniziò subito l'interrogatorio, poi, insodisfatto delle risposte di Paolo, diede ordine di passare ad un sistema più persuasivo.
Due militi lo misero sul panno a terra e gli fecero prendere la posa del cavallo: uno prese la sua testa fra le ginocchia mentre l'altro l'afferrava per un piede e col nerbo di bue incominciava a colpirlo sulla pianta del piede.
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Domenico Azzari e la Signora Giacinta
La Signora Giacinta era una donna notevole, non solo per la sua bellezza e grazia, ma anche per la sua cultura notevole di donna vera. Questa era la chiave che Domenico Azzari, uno dei primi contatti italiani degli alleati paracadutati dietro le linee nemiche, utilizzava per cifrare i messaggi da inviare agli americani mediante la ricetrasmittente. L'8 settembre del 1943 Domenico si trova al Porto di Napoli come sergente Radio Telegrafista. Di sicuro egli sa soltanto che non avrebbe mai combattuto per i tedeschi. Cerca di nascondersi e tornare a casa, ma viene catturato e portato in un campo dove erano già presenti migliaia di soldati italiani. Riesce fortunosamente a scappare e si dirige a sud alla ricerca delle truppe americane che lo accolgono e gli chiedono di collaborare aiutando i partigiani da dietro le linee nemiche.


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Monarchia o Repubblica?'



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