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ComPa 2007
Intervento al Compa 2007 Bologna - podcast
Esperienze del territorio - Compa 2007 (pdf)
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-Daccordo, Dix. -Tu sei un costrutto ROM. Mi hai capito? -Se lo dici tu- disse il costrutto. -Chi sei ? -Case. -Miami- dise la voce. -Il tuttofare. Hai imparato in fretta. -Proprio cosi' E per cominciare, Dix, tu ed io sgusceremo fino alla griglia di Londra e accederemo a qualche piccolo dato. Ci stai? -Mi vorresti dire che ho una scelta, fratello ?
Neuromante di William Gibson
Editrice Nord





Busseto, Capodanno 1944
Una notte di dicembre del '44 a Pecorara, guardando dalla finestra del solaio... La nonna Peppina si mise ad urlare: «Venite via da lì! Volete farvi ammazzare?». Era la notte di Capodanno 1944. Fanny e sua sorella Vanna, insieme con l'amica Pia erano sul solaio e guardavano verso Busseto di Pecorara, proprio dalla finestra tonda che vedete nella foto a sinistra. La c'era uno scenario apocalittico, boati, lampi, ma non erano per niente i fuochi d'artificio della fine dell'anno ma pallotole traccianti e bombe.


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Il Dott. Rinaldo Laudi (Dino)
A Rompeggio (una frazione di Ferriere) c'è molta neve, è il 6 gennaio 1944. Dino e i suoi compagni sono al sicuro, anche se Dino al sicuro non lo era stato proprio mai. Con quel suo continuo gironzolare per la provincia, incurante di correre gravi pericoli, per andare a curare partigiani e non, feriti e ospitati in casa di qualche famiglia o nascosti in rifugi di fortuna.
Dino curava i malati di cinque infermerie sparse per il territorio: Pentima di Groppo Arcelli, Scarniago, Bocchè di Mezzano Scotti, Rocca Pulzana di Pianello Valtidone e Pecorara insieme con altri medici (Ricci Oddi, Mezzadri, Bartoli, Nani, Torre, De Luca). Dino curava anche i malati che aveva fatto trasportare al Preventorio di Bramaiano di Bettola. Quel giorno qualcuno gli disse che Pietro Inzani (Aquila Nera) era ferito gravemente dopo un combattimento e che era nascosto da una famiglia a Canadello di Ferriere. Il Dottor Laudi non esita, parte a piedi con un metro di neve per raggiungere e curare il compagno a Canadello.
Non sappiamo se sia mai riuscito a incontrare Inzani per prestargli le prime cure, perchè viene catturato dai fascisti e portato a Bettola.


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Eugenio Tanzi
All'ospedale di Fiorenzuola arriva Eugenio ferito gravemente, colpito con un fucile da caccia. Il primario deve assolutamente operarlo per salvargli la vita ma non può. Eugenio è direttore di un cooperativa agricola, molto efficiente e che da lavoro a tantissimi braccianti nel parmense. La cooperativa gestisce, con metodologie avanzate sul fronte della cooperazione, quasi 2500 pertiche di terra. Da tempo però la situazione è diventata insostenibile. I lavoratori che per qualche motivo restano isolati vengono bastonati dai fascisti.Alla sera nessuno può fermarsi un po' all'osteria perchè è diventato troppo pericoloso, chi si trova in giro la sera tardi per strada al buio può trovarsi di fronte ad una squadra di fascisti.


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Vladimiro Bersani (Comandante Selva)
Era un comandante designato dal CLN
ma nello stesso tempo una persona avversa a far pesare l'autorità; i gradi e le gerarchie non gli andavano a genio. Amava molto la natura e la solitudine della montagna e forse per questo aveva scelto quel nome di battaglia. Lo chiamavano anche «Il Capitano del Lama» (dal nome del monte omonimo).


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Il Colonnello anarchico
Osservando in foto e filmati d'epoca i volontari diretti al fronte, che sfilano per le vie di Barcellona, colpisce veramente il fatto che essi non hanno niente che ricordi un esercito tradizionale. Sono aboliti il saluto militare, la gerarchia, i gradi, e ovviamente la divisa, da molti sostituita dal "mono", la tuta da operaio nei suoi diversi colori; ai piedi i più calzano le espadrillas, portano al collo fazzoletti rossi o rosso-neri e in testa le bustine miliziane ornate dai distintivi delle organizzazioni politiche cui appartengono

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A fianco del mio capitano
Dove sei finito Ugo? Sei sicuro di aver fatto la scelta giusta? (...) Stavo pensando a tutto ciò, quando notai al mio fianco un uomo che mi osservava, era Capital Selva, Vladimiro Bersani. Con lui avrei trascorso giornate memorabili compresa quella che purtroppo mise fina alla sua vita ed ai suoi sogni di libertà.

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Bilal viaggiare, lavorare, morire da clandestini
Adesso è evidente quanto sia profondo il baratro dentro cui stiamo scendendo. Questi ragazzi sanno che nessuno, qualunque cosa succeda, verrà mai a tirarli fuori. Nessun padre. Nessun fratello. Nessuno Stato. Nessuna organizzazione umanitaria. Nessuno dei governi, che con le loro scelte corrotte li hanno portati qui, piangerà mai la loro morte.
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Gino Donè Paro

Storie

Nino Fagnoni - fuga dal carro'



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