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Si era anche sbucciata un ginocchio. Tiro' su un lembo del vestito fino a scoprire la coscia stranamente bianca e forte, gia' da donna, e si chino' ad esaminare l'abrasione. Due lunghe ciocche bionde, di quelle piu' chiare, sfuggite al cerchietto di cui si serviva per tenere a posto i capelli, ricaddero in giu' a nasconderle la fronte e gli occhi.
Il Giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani
Mondadori - De Agostini





Alberto Araldi (Paolo)
Paolo era entrato come volontario nei carabinieri e nel 1943 era proprio nella squadra politica, era esattamente nel gruppo di quegli agenti che dovevano perseguire i reati «politici». La sua sensibilità, e sue idee, il fatto che dopo la guerra fosse stato trattenuto nell'Arma contro la sua volontà facevano di lui una persona invece che aiutava i perseguitati politici.
Il suo comportamento ovviamente cominciò a destare dei sospetti nell'ambiente e così gli tesero una trappola.


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Ennio Concarotti, un colpo di Tapùm
Primi di marzo 1945. Un mattino d'un gelo azzurro, duro e limpido. Tutt'intorno le montagne ancora coperte di neve. Scendiamo di pattuglia sulla mulattiera che picchia su Perino come un trampolino da sci. Cammino a fianco di Franco il Milanese, slungagnone magro sul metro e novanta, slampanato, scuro di pelle come un ascaro, fazzoletto rosso annotato sulla nuca, mitra sten con quattro caricatori nella fascia di tela mimetizzata, pistola Wesson-Smith a tamburo alla cintola, binocolo al collo, tapùm tedesco con lente sulla tacca di mira.


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Pecorara nella bufera della Resistenza
Dubbi, perplessità, note e precisazioni, ovvero le informazioni a carico di Giovanni Molinari che sarebbe stato opportuno integrare in questo libro, (putroppo non è stato fatto) la cui testimonianza è estremamente importante perchè è una conferma che qualcuno si spacciava per lui.
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Il cappotto di Picelli
Siamo a Parma negli anni '20. Guido Picelli sta tornando a casa, è notte. Il fascismo ormai spadroneggia in Parma, per i fascisti Guido è un pensiero fisso, come sindacalista e antifascista instancabile è l'anima della Resistenza che Parma oppone al regime. Ma quella sera una squadra di camicie nere l'ha preso di mira. Lo inseguono. Picelli scappa, sono troppi e non potrebbe mai pensare di spuntarla. Si infila in un portone in extremis, ma i fascisti lo afferrano per il cappotto. Guido riesce a divincolarsi, ma il cappotto resta nelle mani della squadra punitiva. Per i fascisti il cappotto del famigerato Picelli è un vero trofeo, lo fanno a pezzi e girano tutta la città.


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Alcide Cervi, la pastasciutta del 25 luglio
Il 25 luglio 1943 eravamo sui campi e non avevamo sentito la radio. Vengono degli amici e ci dicono che il fascismo è caduto, che Mussolini è in galera. È festa per tutti. La notte canti e balli sull'aia. Dovevano cadere così. Sembrava chissà che, e sono caduti con uno scherzetto. Ma è perchè mentre loro parlavano di impero e costruivano propagande, il popolo faceva come Forbicino, e tagliava tagliava, finchè tutto il castello era posato sull'aria, e molti non se ne accorgevano, e dicevano: che bel castello. E invece era tutta finzione e vergogna.


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Don Giovanni Bruschi
Un calesse parte dalla Trattoria della Liberata di Bobbio, destinazione Peli di Coli. A bordo c'e' un Prete molto speciale, si chiama Don Giovanni Bruschi. Sul calesse c'è del materiale vario per la canonica coperto da un telo, ma soprattutto, nascoste sotto ci sono le armi che dovevano essere trasportate a Peli, dove poi sarebbe arrivato anche Canzi il mitico Colonnello Anarchico. Per chi porta armi c'è la fucilazione immediata, non interessa se si tratta di un sacerdote o meno. Il calesse passa proprio davanti alla caserma dei carabinieri...


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Alberto Conni (Franz)
Alberto era una persona estremamente intelligente, nonostante fosse particolarmente portato per la matematica, alcuni suoi saggi di letteratura venivano citati come esempio di bravura dai professori.
Nel mese di giugno 1944 Alberto, che ha da poco compiuto i 18 anni, riceve la chiamata per le armi. Dovrà arruolarsi nella R.S.I. primo scaglione della classe 1926, ma lui ha già preso la sua decisione, maturata durante gli anni in cui frequentava la parrocchia. Proprio il parroco Don Luigi Ferrari gli aveva trasmesso, oltre agli ideali religiosi, idee di libertà e tolleranza e rispetto verso gli altri. Lo stesso Don Luigi che veniva segnalato dalla sezione locale del P.N.F., in una lettera alla Prefettura in questo modo:
Ferrari don Luigi, Arciprete, è un antifascista, si lascia molto a desiderare verso le autorità locali Alberto, quindi decide di scappare e entra nella formazione partigiana di Giovanni Lo Slavo.


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