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ComPa 2007
Intervento al Compa 2007 Bologna - podcast
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-Andiamo lassu' e facciamo un video di noi due che ci diamo da fare, e poi...questo e' un flash che mi e' venuto adesso: usiamo Phil per vendere i video e pagarci il viaggio. Ricevuto ? Il sorriso lungo, maniacale di Denny gli arriccio' il volto. Lo snap gli stava ancora scoppiettando sulla lingua. -Storidelico! Nessuno ha ancora chiavato nello spazio?
Estasi nello spazio di Rudy Rucker
Shake edizioni underground





La chiamavano Stalingrado d'Italia
Nei nostri giorni, con una classe dirigente alla quale non è rimasto più nulla per vergognarsi, leggere queste pagine è un viaggio nella memoria, il viaggio in un era quasi epica nella quale trovano ancora posto sindacalisti eroici e incorruttibili, parroci e lavoratori uniti nella solidarietà. In un brano dell'apertura del libro è scritto:

Il racconto che qui si svolge è di parte. La memoria comune a tutti e condivisa da tutti è un inganno colossale nella società duale dei dominanti e dei sottoposti. (...) e senza conflitto non c'è né rispetto né libertà, né democrazia né emancipazione.
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Monarchia o Repubblica?
Era la fine di maggio del 1946. Il referendum era imminente, gli italiani erano chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica. La grande proprietà agraria era tutta dalla parte dei Savoia, specialmente al sud, molto denaro veniva messo a disposizione dalle organizzazioni monarchiche per una propaganda insistente. Pietro era a lavorare nella stalla, nella proprietà del Marchese. Improvvisamente si sentì il rumore di un motore che si avvicinava. Pietro si affacciò curioso sulla porta della stalla con ancora il forcone in mano e vide arrivare una gran macchina scura che invadeva l'aia di fronte alla stalla.

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Alberto Conni (Franz)
Alberto era una persona estremamente intelligente, nonostante fosse particolarmente portato per la matematica, alcuni suoi saggi di letteratura venivano citati come esempio di bravura dai professori.
Nel mese di giugno 1944 Alberto, che ha da poco compiuto i 18 anni, riceve la chiamata per le armi. Dovrà arruolarsi nella R.S.I. primo scaglione della classe 1926, ma lui ha già preso la sua decisione, maturata durante gli anni in cui frequentava la parrocchia. Proprio il parroco Don Luigi Ferrari gli aveva trasmesso, oltre agli ideali religiosi, idee di libertà e tolleranza e rispetto verso gli altri. Lo stesso Don Luigi che veniva segnalato dalla sezione locale del P.N.F., in una lettera alla Prefettura in questo modo:
Ferrari don Luigi, Arciprete, è un antifascista, si lascia molto a desiderare verso le autorità locali Alberto, quindi decide di scappare e entra nella formazione partigiana di Giovanni Lo Slavo.


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Giovanni Lazzetti - il Ballonaio
A Borgonovo Val Tidone il 16 gennaio 1920 nasce uno dei personaggi italiani più mitici nell'ambito della Resistenza. Si chiamava Giovanni Lazzetti ma lo chiamavano Il Ballonaio perchè suo papà aveva un banco di giocattoli e vendeva i palloncini. E' stato un incubo per i fascisti ed i tedeschi, tanto che, quando lo catturarono, il carcere si riempì per tutta la notte di fascisti che andavano per vedere il mitico Ballonaio.


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Antonio Carini (Orsi)
La Rocca delle Caminate è un luogo triste nel marzo 1944, è una sede famigerata di un comando repubblichino. Dagli stanzoni di quel castello si levano urla fortissime di dolore. I partigiani, gli altri antifascisti e detenuti politici rabbrividiscono. Più tardi i repubblichini portano in giro un partigiano per tutte le celle per farlo vedere come ammonimento, è il cadavere ambulante come lo chiamano loro con scherno. Il cadavere ambulante è Antonio.
Antonio è stato torturato per giorni.


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Bilal viaggiare, lavorare, morire da clandestini
Adesso è evidente quanto sia profondo il baratro dentro cui stiamo scendendo. Questi ragazzi sanno che nessuno, qualunque cosa succeda, verrà mai a tirarli fuori. Nessun padre. Nessun fratello. Nessuno Stato. Nessuna organizzazione umanitaria. Nessuno dei governi, che con le loro scelte corrotte li hanno portati qui, piangerà mai la loro morte.
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Ennio Concarotti, un colpo di Tapùm
Primi di marzo 1945. Un mattino d'un gelo azzurro, duro e limpido. Tutt'intorno le montagne ancora coperte di neve. Scendiamo di pattuglia sulla mulattiera che picchia su Perino come un trampolino da sci. Cammino a fianco di Franco il Milanese, slungagnone magro sul metro e novanta, slampanato, scuro di pelle come un ascaro, fazzoletto rosso annotato sulla nuca, mitra sten con quattro caricatori nella fascia di tela mimetizzata, pistola Wesson-Smith a tamburo alla cintola, binocolo al collo, tapùm tedesco con lente sulla tacca di mira.


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Francesco Daveri (Lorenzo Bianchi)'



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