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ComPa 2007
Intervento al Compa 2007 Bologna - podcast
Esperienze del territorio - Compa 2007 (pdf)
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Quando vide che le sue terre s'erano per metà spopolate convocò un migliaio circa dei suoi amici, tutti pieni di vita e di baldanza, scegliendoli tra cavalieri e dame della sua corte, e riparò con essi nel remoto rifugio di una delle sue abbazie fortificate, c'hera edifizio vasto e magnifico, creazione sua personale, di stile eccentrico e nondimeno grandioso, cinto di spesse ed alte mura nelle quali si aprivano delle porte di ferro. Quando i cortigiani furono là dentro , col fuoco e dei buoni martelli saldarono ogni serratura, intendendo così di assicurarsi contro i possibili impulsi disperati di chi stava fuori, e di chiudere ogni via d'uscita alle frenesie di chi stava dentro.
La maschera della morte rossa di Edgar Allan Poe da i Racconti del Terrore
Oscar Mondadori





La battaglia del Monticello
Sono le 3:30 del 16 aprile 1945 al castello del Monticello. È una notte apparentemente calma, ma la tensione è palpabile nell'aria e fa presagire che qualcosa di imminente sta per scatenarsi. Trentadue partigiani si trovano nel castello, sono già stati avvertiti da una staffetta che i nazifascisti stanno per attaccare. Sono presenti anche civili della zona. Barba II (Cesare Annoni) e Luigi Cerri (Gino) sono appena stati a pattugliare la zona circostante con i loro uomini ed ora stanno all'erta. Romeo, in pattuglia con il suo gruppo, sente abbaiare dei cani in lontananza e poi vede tre luci che si spengono e si accendono a brevi intervalli; allarmato, spara subito un razzo rosso per avvisare i compagni (era il segnale convenuto). Purtroppo nessuno lo vede.


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Gaetano Lecce il medico di Pecorara
Doveva essere una giornata fredda ad Aushwiz quel giorno verso la fine del 1944.
Gaetano ha un muro alle spalle ed un plotone di esecuzione tedesco di fronte.
Chissà se nel settembre 1943 aveva immaginato a cosa sarebbe andato incontro, quando era il giovane medico condotto del Comune di Pecorara e lì abitava con la sua famiglia: la moglie Celestina e i figli Ruggero, Rosanna e Alba. Dopo l'8 settembre la Repubblica di Salò aveva preso il potere e lui si era rifiutato di firmare un atto pubblico di adesione, con grande coraggio e integrità, ben sapendo di aver imboccato una strada piena di pericoli e di insidie. In quei momenti cominciano ad arrivare sulle colline di Pecorara diversi giovani che fuggono: renitenti alla leva e ricercati dalla polizia per motivi politici. Le prime bande partigiane si stanno formando e tutti i ribelli vengono curati ed aiutati dal Dott. Lecce. Gaetano inoltre inizia a fare da tramite tenendo i contatti tra i partigiani della montagna e i clandestini dei centri cittadini.


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La chiamavano Stalingrado d'Italia
Nei nostri giorni, con una classe dirigente alla quale non è rimasto più nulla per vergognarsi, leggere queste pagine è un viaggio nella memoria, il viaggio in un era quasi epica nella quale trovano ancora posto sindacalisti eroici e incorruttibili, parroci e lavoratori uniti nella solidarietà. In un brano dell'apertura del libro è scritto:

Il racconto che qui si svolge è di parte. La memoria comune a tutti e condivisa da tutti è un inganno colossale nella società duale dei dominanti e dei sottoposti. (...) e senza conflitto non c'è né rispetto né libertà, né democrazia né emancipazione.
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Nino Fagnoni
Nino, in attesa di essere deportato in Germania aspetta in un piazzale polveroso pieno di rottami metallici. Tutto intorno un cordone di soldati tedeschi armati. Il treno è fermo sui binari. Ad un certo punto tra i rottami Nino vede che da una finestra si sta staccando un traversino metallico, lo prende facendo finta di niente e riesce a farlo passare in una gamba dei pantaloni, quindi stringe la cintura per tenerlo fermo, nessuno se ne accorge, per fortuna.
Le SS fanno salire tutti sulla carrozza, ma prima perquisiscono tutti.


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I Ribelli della Val Tidone
Scegliere da che parte stare è molto importante e molto difficile quando gli avvenimenti storici stanno accadendo nel presente di un ragazzo di diciassette anni. Roberto ha scelto quel giorno di Novembre 1943 a Piacenza, passeggiando con due amici verso Piazza Cavalli. Un gruppo di giovani fascisti viene verso di loro cantando "Allarmi siam fascisti" e portando un gagliardetto nero con il teschio disegnato. Tutti ai lati della strada devono salutare col braccio teso. Un signore con un bambino in braccio, forse è distratto, non saluta e viene colpito da un graduato. Roberto si rifiuta, decide di non salutare e torna indietro. Non sa che questa decisione avrebbe condizionato tutta la sua vita
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Emilio Pecorari - Il sogno di una vita
Durante tutto il Ventennio fascista dovevamo festeggiare il Primo Maggio di nascosto, nel bosco. Si portavano damigiane di vino e si passava tutta la giornata assieme; si faceva friggere il pesce, si cucinavano le prime lumache e si ballava e si cantava. Mi ritorna sempre il ricordo delle tante cantate che si facevano in compagnia, testa vicina a testa, con la mano destra a cucchiaio appoggiata all'orecchio. Ci sentivamo uniti, solidali, fratelli ed il canto ci dava gioia e qualche volta ci faceva commuovere.

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Il Dott. Carlo Nani
Carlo sta tornando a Pecorara a cavallo dall'infermeria di Costalta (Pecorara) dove curava numerose persone malate con l'aiuto dell'amico Mario Speltini Improvvisamente una truppa di mongoli lo arresta. Carlo viene messo al muro per essere fucilato. Disperando ormai di riuscire a salvarsi il Dott. Nani chiede l'ultima sigaretta in tedesco e percepisce lo stupore di quei militari, che sentendolo parlare in tedesco restano sorpresi e lo degnano di maggiore considerazione.
Carlo inizia un dialogo con i soldati e riesce a convincerli a farsi portare a Pecorara.


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Noi siam nati chissà quando chissà dove

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Francesco Daveri (Lorenzo Bianchi)'



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