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ComPa 2007
Intervento al Compa 2007 Bologna - podcast
Esperienze del territorio - Compa 2007 (pdf)
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Era bello affondare nella pasta molle delle alghe fino ai polpacci, sentire i gusci vuoti di conchiglia che spuntano come denti e pungono i piedi. Posidonie brune a milioni riversate dal mare tutte lì. Sulla riva si sfibravano in una mucilagine nera, una poltiglia che sapeva di pipì e di pane. Questa era la loro spiaggia segreta..
Acciaio di Silvia Avallone - Rizzoli





Pecorara nella bufera della Resistenza
Dubbi, perplessità, note e precisazioni, ovvero le informazioni a carico di Giovanni Molinari che sarebbe stato opportuno integrare in questo libro, (putroppo non è stato fatto) la cui testimonianza è estremamente importante perchè è una conferma che qualcuno si spacciava per lui.
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Alcide Cervi, la pastasciutta del 25 luglio
Il 25 luglio 1943 eravamo sui campi e non avevamo sentito la radio. Vengono degli amici e ci dicono che il fascismo è caduto, che Mussolini è in galera. È festa per tutti. La notte canti e balli sull'aia. Dovevano cadere così. Sembrava chissà che, e sono caduti con uno scherzetto. Ma è perchè mentre loro parlavano di impero e costruivano propagande, il popolo faceva come Forbicino, e tagliava tagliava, finchè tutto il castello era posato sull'aria, e molti non se ne accorgevano, e dicevano: che bel castello. E invece era tutta finzione e vergogna.


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Razza Partigiana
Siamo nel 1945 in Trentino, Val Di Fiemme, nella notte tra il 4 e il 5 maggio. Un reparto nazista in rotta compie l'ultima strage nel territorio italiano. Tra i giovani rimasti sul campo c'e n'è uno con la pelle nera e nessuno subito riesce a ricostruire la storia di questo partigiano tanto che si parla di un medico sudafricano venuto da un campo di concentramento, di un partigiano americano nero o anche di un mulatto che veniva dal Lager di Bolzano. Quel partigiano era Giorgio Marincola

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Cesare Baio
Fin da bambino in famiglia respirò aria di antifascismo. Egli non vestì mai la divisa di «figlio della Lupa» o di «Balilla», le note organizzazioni giovanili fasciste e fece parte dei cosiddetti «Avanguardisti» solo perchè diversamente, non avrebbe potuto frequentare i corsi superiori di studio.
La professoressa Fulvia Libertino che lo ebbe, scolaro, al ginnasio, i Professori La Rosa e Forlini, di cui fu alunno al liceo, lo giudicavano schivo e piuttosto taciturno, pronto ad animarsi però se venivano discussi argomenti di storia o di letteratura


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Posso fare qualcosa per voi?
La mattina del 23 febbraio 1944 faceva freddo. Nevicava all'interno del carcere di Monza. I detenuti furono svegliati dal rumore di camion e di scarponi chiodati... era arrivato un reparto della Wehrmacht. Urlando e gridando i secondini aprirono con violenza le porte di alcune celle. Una dozzina di prigionieri furono tirati fuori con la forza. Urla, spinte, strattoni. Li fecero uscire nel piazzale... Furono messi in fila, uno accanto all'altro, con la faccia al muro e il cuore che batteva forte. Negli occhi iniziava a comparire la paura.


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Alfredo Borotti
La sera del 21 marzo 1945 i detenuti delle carceri giudiziarie di Piacenza vedono un torpedone arrivare nel cortile e numerosi fascisti che si preparano a partire.
Tra di loro c'é Alfredo. Alfredo è un impiegato della Camera di Commercio di Piacenza, mutilato d'un braccio; si era iscritto a vent'anni al Partito Comunista e aveva iniziato subito l'attività antifascista. Quando il partito stampava i propri giornali clandestini, Alfredo ha offerto la sua casa da utilizzare come tipografia. Inoltre ha fatto da staffetta e garantito i collegamenti tra Piacenza e la montagna.Proprio per questo lo scoprirono e lo arrestarono in febbraio a Campremoldo. Leggi tutto






Il cappotto di Picelli
Siamo a Parma negli anni '20. Guido Picelli sta tornando a casa, è notte. Il fascismo ormai spadroneggia in Parma, per i fascisti Guido è un pensiero fisso, come sindacalista e antifascista instancabile è l'anima della Resistenza che Parma oppone al regime. Ma quella sera una squadra di camicie nere l'ha preso di mira. Lo inseguono. Picelli scappa, sono troppi e non potrebbe mai pensare di spuntarla. Si infila in un portone in extremis, ma i fascisti lo afferrano per il cappotto. Guido riesce a divincolarsi, ma il cappotto resta nelle mani della squadra punitiva. Per i fascisti il cappotto del famigerato Picelli è un vero trofeo, lo fanno a pezzi e girano tutta la città.


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