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Pecorara nella bufera della Resistenza

Dubbi, perplessità, note e precisazioni, ovvero le informazioni a carico di Giovanni Molinari che sarebbe stato opportuno integrare in questo libro, la cui testimonianza è estremamente importante perchè è una conferma che qualcuno si spacciava per lui.

Pecorara nella bufera della Resistenza
L'opera è la relazione-testimonianza di Don Filippo Arcelloni, parroco di Pecorara fra il 1937 e il 1949. Ripercorre l'insieme delle vicende che, fra gli ultimi mesi del 1943 e il 25 Aprile 1945, hanno riguardato il territorio del Comune di Pecorara, dalla nascita delle prime bande partigiane e del loro difficile rapporto iniziale con la popolazione residente, al consolidamento in Val Tidone e Val Trevvia, sotto il comando di Fausto Cossu, del movimento dei "ribelli", alla Repubblica mussoliniana di Saló, al drammatico rastrellamento tedesco dell'inverno 1944-45, alla ripresa partigiana della primavera del '45

La visita al parroco e a qualche altro
brano tratto da Pecorara nella bufera della Resistenza
«cosa potrei dare?»
«Almeno» mi risponde «diecimila lire, così vuole il mio capo».
«È impossibile, non posso ». «Oh! non può? Pazienza. Si ricordi però che possiamo venire anche in altro modo a trovarla ».
quello venuto era un tale... Giovanni di circa trentacinque anni di Fiorenzuola. Venne arrestato circa otto giorni dopo, al passaggio del battaglione "San Marco" per Canale; tradotto a Voghera, non se ne seppe più nulla. Era piccolo, vestito malamente, berretto in testa, faccia da delinquente.


Ciò che Don Arcelloni non poteva sapere
Giovanni Molinari di Fiorenzuola era uno dei più determinati oppositori al fascismo, comunista militante, uomo del CLN e inviato a Pecorara proprio dal CLN nel tentativo di organizzare i primi nuclei di combattenti partigiani. Le direttive del CLN erano quelle di colpire i simboli principali del potere fascista e di realizzare azioni eclatanti che potessero dare un impulso alla lotta contro il nazifascismo.
L'aspetto fisico di giovanni viene descritto nel libro di Franco Sprega Il Filo della Memoria quando viene ricostruita una scena della visita dei carabinieri nella sua casa a Fiorenzuola, controlli ai quali era sottoposto come sovversivo e sorvegliato politico:


Una ispezione di routine in casa di un sorvegliato politico: Giovanni Molinari
brano tratto da "Il Filo della Memoria"
«Accomodatevi, intanto faccio un po' d'ordine, sto mettendo a posto le mie cose.»
«Lasci pur stare; non c'è nulla di nuovo, è la solita visita. »
Il militare più giovane si guarda intorno incuriosito. Mura, più esperto, non da a vedere nulla. Guarda l'uomo massiccio completamente calvo che gli sta davanti, sfiora i due metri;


Qualcuno si spacciava per Giovanni?
Un uomo che "sfiora i due metri" di statura, non può essere definito piccolo, potrebbe essere malvestito senza dubbio date le privazioni della clandestinità Purtroppo queste cose non potevano essere note al Parroco a quell'epoca ma la sua testimonianza è molto importante, vediamo perchè.
Sappiamo che Giovanni non era per niente piccolo, (lo chiamavano anche Giuanon) e che verrà ucciso nei pressi della località Moiaccio di Pecorara dagli uomini di Fausto Cossu, che lo stavano arrestando accusandolo di razzie nella zona di Pecorara e non fu arrestato dal Battaglione "San Marco" per Canale, cioè dai fascisti della RSI di Voghera.
Cosa sichifica questo?
La testimonianza di Don Arcelloni rafforza la ipotesi, formulata sempre dal Filo della Memoria di Sprega che ci fossero individui privi di ideologie o scrupoli che si spacciavano per lui. È probabile quindi che l'individuo presentatosi in canonica a Pecorara non fosse Giovanni Molinari, come ipotizzato anche negli atti processuali del Procedimento Cossu:


Giovanni Molinari
brano tratto da: Il Filo della memoria - stralcio testimonianza del Procedimento Cossu
I capi della banda sono comunque al corrente che qualcuno in giro, spacciandosi per partigiano del Lazzaro, sta facendo interventi fuori della logica partigiana. È certo che sono gli stessi componenti della Piccoli ad eliminare un algerino, da loro sorpreso in flagrante, mentre altri due, un austriaco ed un tipo di Varese riescono a fuggire.

Conversando del libro con una persona di Pecorara nel giugno 2013.
Maria, 85 anni, nella sala d'attesa dal medico mi racconta i suoi ricordi sull'uccisione del Podestà e del Segretario Politico in Pecorara:
«Mio fratello ha visto quello che li ha uccisi mentre scappava e lui gli ha detto che dovevamo fare festa perchè erano stati uccisi due fascisti, ma mio fratello gli ha detto se erano uomini o bestie, per ucciderli così ma lui non ha risposto e se n'è andato».
«Ma tu Maria, sai chi era uno di quelli che hanno sparato? »
«No...»
«Si chiamava Giovanni, era il nipote del primo Sindaco socialista di Fiorenzuola che è stato costretto dai fascisti a dimettersi a furia di bastonate. Vent'anni prima, mentre uscivano dall'osteria, Giovanni e suo fratello Carlo sono stati aggrediti dai fascisti, a Carlo gli hanno sparato nella nuca con la pistola e lui è stato colpito alla testa con una mazza di ferro, lo sapevi?»
«No, veramente non sapevo queste cose»




i brani scritti in colore rosso sono tratti dai libri: Pecorara Nella bufera della Resistenza edizioni Pontegobbo
e, il Filo della memoria editore Tip.Le.Co.

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Mario Speltini




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