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I Ribelli della Val Tidone di Zambianchi Roberto

Roberto Zambianchi è nato nel 1926 a San Polo da un commerciante di idee socialiste, che si trasferì prima a Pontenure e poi a Piacenza. Subito dopo aver frequentato le scuole elementari, iniziò a lavorare come commesso in un negozio di ricambi per auto e frequentò le medie serali. A diciotto anni lasciò la famiglia per unirsi alle forze partigiane in Val Tidone. Dopo la liberazione si iscrisse a ragioneria, che frequentò per due anni. Alla fine del 1946 il primo segretario della Camera del Lavoro, Dan, gli propose di lavorare nel settore agricolo (Federbraccianti) per la Val Tidone, responsabilità che tenne per 25 anni, per poi passare al settore dell'edilizia (Fillea) e rimanervi per quindici anni. Rifondò quindi con orgoglio proprio quelle leghe che erano state distrutte dal fascismo nei luoghi in cui aveva combattuto per la libertà e la democrazia.
Il curatore Stefano Pronti, storico e critico d'arte, ha diretto le maggiori istituzioni culturali di Piacenza ed ha pubblicato numerosi saggi sulla storia e sull'arte piacentine. Da anni è impegnato nell'ANPI di Piacenza, di cui è vicepresidente. Nel genere resistenziali ha pubblicato: Medici e Resistenza nel Piacentino (Tipleco Editore, 2010) e La Resistenza in Val Nure (Filios Editore 2012).
Le foto:
Dall'alto al basso: Zambianchi Roberto a 17 anni circa, La casa dello zio Adolfo a Pecorara, Lanci degli alleati (archivio Museo della Resistenza Piacentina), Mappa dei rastrellamenti invernali, Novembre 1944-Gennaio 1945 nel Piacentino (archivio Museo Della Resistenza Piacentina)

La ribellione
Fu in quel momento che vidi un graduato colpire un passante che non aveva salutato; fra l'altro il passante teneva in braccio un bimbo. A quell'atto io mi ribellai dicendo agli amici che non avrei salutato, mi girai tornando indietro... Scegliere da che parte stare è molto importante e molto difficile quando gli avvenimenti storici stanno accadendo nel presente di un ragazzo di diciassette anni. Roberto Roberto ha scelto quel giorno di Novembre 1943 a Piacenza, passeggiando con due amici verso Piazza Cavalli. Un gruppo di giovani fascisti viene verso di loro cantando "Allarmi siam fascisti" e portando un gagliardetto nero con il teschio disegnato. Tutti ai lati della strada devono salutare col braccio teso. Un signore con un bambino in braccio, forse è distratto, non saluta e viene colpito da un graduato.
Roberto si rifiuta, decide di non salutare e torna indietro.
Non sa che questa decisione avrebbe condizionato tutta la sua vita. I fascisti lo inseguono, gli tirano una bomba mano, uno dei ragazzi è ferito da una scheggia.
I fascisti prendono Roberto, Renato e Alberto e li portano in una sede del fascio
I ragazzi vengono imprigionati in uno stanzone, Roberto scappa sotto a un lungo tavolo, i fascisti per non lasciarselo scappare, dai lati del tavolo lo colpiscono con calci. La visione di questi stivaloni neri che cercano di colpirlo e che gli sbarrano il passaggio saranno un incubo ricorrente per Roberto.

A Pecorara
Non potendo evitare il "servizio militare" e trovandomi fra l'altro tra i figli di papà, quasi tutti i fascisti, cominciarono le angherie. Il servizio premilitare veniva svolto di solito alla Casa della GIL e fu appunto lì che un ufficiale che ci comandava, certo Bulzicco, mi mise di guardia nella garitta il mattino costringendomi a rimanere lì fino alla sera ininterrottamente.
Roberto deve scappare, non può più restare a Piacenza, ormai è stato preso di mira dalle squadre fasciste, quindi si trasferisce a Pecorara dallo zio Adolfo Zambarbieri e lì viene a sapere che sulle montagne intorno a Pecorara ci sono alcune bande misteriose di ribelli, gente che si era già ribellata al fascismo e che doveva saperne di politica.
la casa dello Zio Adolfo a Pecorara Alcuni partigiani iniziano a scendere in paese ma i nazifascisti fanno ancora paura.
Roberto assiste, nascosto nella soffitta dello zio Adolfo alla tortura di un ragazzo da parte della X Mas

Partigiano a diciotto anni.
Mia madre si era opposta fino all'estremo, ma io avevo compiuto da poco 18 anni e volli scegliere liberamente, pur di rischiare la pelle tutti i giorni. Italo Molinari, capo della squadra volante e Gino Bongiorni facendo anche leva sul mio entusiasmo giovanile, sostennero la mia scelta e mi convinsero.
Un giorno Roberto assiste meravigliato ai lanci degli alleati, lo scenario è suggestivo: tanti fuochi accesi dai partigiani come segnalazione e moltissimi bidoni di metallo che scendono dall'alto legati ai paracadute. Roberto decide di entrare a far parte dei partigiani. Sua mamma cerca di dissuaderlo ma lui è determinato. Poco tempo dopo partecipa già attivamente agli attacchi contro gli autocarri tedeschi che transita sulla Via Emilia a Castel San Giovanni e Sarmato.
Con queste azioni i partigiani si procurano armi, automezzi ed attrezzature per continuare la lotta.

Il grande rastrellamento
L'inverno, frattanto si avvicinava a grandi passi, I pianellesi mi dicevano che sarebbe stato molto duro, con molta neve. Dicevano che tutti i segnali erano negativi per un inverno inclemente. Di fronte a questa brutta prospettiva il comando dell'Alzenese(ndr o Sanese) chiese agli alleati aiuti in vestiario pesante, coperte e in tutto ciò che potesse servire per affrontare i mesi invernali. Purtroppo i lanci furono pochi, scarsi di contenuto e anche mal distribuiti.
L'inverno del 1944 si preannunciava durissimo e con molta neve. I lanci degli alleati erano pochissimi e ai partigiani Rastrellamento invernale mancavano armi e vestiti. Nel novembre '44 Roberto è a Pianello Val Tidone all'albergo Imbarcadero e sta dormendo. Una mano agitata lo scuote, una donna allarmata grida «Ci sono i tedeschi!».
Roberto si avvicina alla finestra e vede un blindato tedesco che attraversa il ponte.
Immediatamente Roberto scappa dal retro con lo Sten in spalla e corre verso la Rocca D'Olgisio dove sono i suoi compagni. I nazifascisti sparano verso la Rocca con cannoni e mortai e si stanno avvicinando con i blindati. I partigiani rispondono come possono con un vecchio cannone scassato, ormai senza più proiettili. Dopo averli esauriti il Comandante fa saltare il cannone con il plastico per non lasciarlo ai tedeschi.
Bisogna scappare e di corsa, è quasi sera e i tedeschi si stanno avvicinando, con i bengala illuminano tutto il bosco e si sentono distintamente le grida dei mongoli.
D'ora in poi i compagni devono dividersi, ognuno per se, fuggire fin che si può!

Gli incubi
Nel sogno rivedevo, seppur in modo confuso, le gambe degli sgherri fascisti calzati con stivaloni che picchiavano sul pavimento tutt'attorno al tavolo formando una specie di barriera, terrorizzandomi.
Il risveglio era stato traumatico, con il freddo che paralizzava il corpo dopo aver dormito in una cascina gelida coperto appena da un po' di paglia. Dover sempre fuggire attraversando paesaggi pieni di neve e avendo mangiato in due giorni solo qualche pezzo di pane

La liberazione
Il carro si bloccò e noi posammo a terra i panzer, cominciammo finalmente a far festa insieme agli americani. Il comandante del carro, con uno stentato italiano, ci domandò se avremmo sparato e, dopo averci guardato bene in faccia, si convinse che lo avremmo fatto senza esitazione, essendo ormai giunti all'estremo delle forze fisiche e mentali e non avendo ormai più nulla da perdere. Sono le ultime ore della notte a Piacenza, si sta alzando la nebbia e Roberto si appresta a fare il proprio turno di guardia.
Ad un tratto si sente un rumore di carroarmato che si avvicina.
Che sia un carroarmato tedesco, uno degli ultimi rimasti ancora in città? Subito Roberto prende il panzerfaust e si apposta. Il cingolato arriva, roberto prende la mira per colpirlo dritto in mezzo ai cingoli, ma un simbolo nuovo e inaspettato appare sulla fiancata del blindato: una stella, è un carroarmato americano. L'equipaggio scende, anche gli altri compagni arrivano e abbracciano i militari americani, è un abbraccio fraterno di chi ha compattuto a lungo lo stesso nemico. Roberto ed il tenente americano (comandante dell'equipaggio del carro) diventano amici. Il tenente John (così si chiamava) chiede a Roberto di aiutarlo a svolgere alcune azioni di polizia a Milano.

I brani su sfondo beige sono tratti da I Ribelli della Val Tidone di Roberto Zambianchi
Edizione Filios - 2012
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