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Gaetano Lecce, il medico di Pecorara

Doveva essere una giornata fredda ad Aushwiz quel giorno verso la fine del 1944.
Gaetano ha un muro alle spalle ed un plotone di esecuzione tedesco di fronte.

Chissà se nel settembre 1943 aveva immaginato a cosa sarebbe andato incontro, quando era il giovane medico condotto del Comune di Pecorara e lì abitava con la sua famiglia: la moglie Celestina e i figli Ruggero, Rosanna e Alba. Dopo l'8 settembre la Repubblica di Salò aveva preso il potere e lui si era rifiutato di firmare un atto pubblico di adesione, con grande coraggio e integrità, ben sapendo di aver imboccato una strada piena di pericoli e di insidie. In quei momenti cominciano ad arrivare sulle colline di Pecorara diversi giovani che fuggono: renitenti alla leva e ricercati dalla polizia per motivi politici. Le prime bande partigiane si stanno formando e tutti i ribelli vengono curati ed aiutati dal Dott. Lecce. Gaetano inoltre inizia a fare da tramite tenendo i contatti tra i partigiani della montagna e i clandestini dei centri cittadini.
Purtroppo questa sua attività viene presto individuata, molto probabilmente a causa della delazione di una persona di Pecorara e il Dott. Lecce viene tradotto al Carcere di Voghera e subito dopo deportato.
A Bolzano nel campo di Gries, Getano incontra e conosce Medina Barbattini, una ragazza che proviene da Piacenza e insieme compiono la prima parte del loro viaggio, ma poi vengono separati, Medina è destinata al Campo di Ravensbruck, mentre Gaetano arriva a Dakau dopo aver viaggiato 72 ore su un carro bestiame, dove sono stipate 70 persone e il tutto sotto i bombardamenti . Il Dott. Lecce rimane poco tempo a Dakau e viene trasferito ad Aushwiz il 26 novembre 1944. Non appena arrivano, i prigionieri vengono divisi, da una parte le persone ancora produttive dall'altra i vecchi, i malati e i bambini. Poche ore dopo i «non idonei» non vivono più e dalle ciminiere del campo esce un fumo scuro. A Gaetano viene assegnato il n. 200212, ed è addetto al blocco 10 dove vengono effettuati gli esperimenti sulle donne ebree. Poco lontano c'è blocco 11 chiamato il blocco della morte. Tra i due fabbricati è ricavato uno spazio apposito per le fucilazioni. I due reparti sono comandati da due autentiche «celebrità»: il generale delle SS Clobberg e il Dott. Mengele.
Verso la fine del 1944 si comincia ad intuire che l'arrivo delle forze dell'esercito russo è imminente, e viene dato ai prigionieri l'ordine di evacuare il campo e di trasferirsi a Gross-Rosen.
Significa percorrere 80 Km. a piedi con 20 gradi sotto zero, vestiti con una cenciosa giacchetta a righe: quelli che si mettono in marcia moriranno tutti. Nella grande confusione Gaetano riesce a scappare tra le macerie di una fabbrica, ma è impossibile restare lì, i bombardamenti sono incessanti, perchè gli aerei russi cercano di colpire bersagli al di fuori dai campi di sterminio dove essi presumono vengano tenuti i prigionieri. Per questo Gaetano ed i compagni ritornano al blocco, approfittando del fatto che i tedeschi sono scappati. Qualche giorno dopo però, i bombardamenti si diradano e improvvisamente i tedeschi ritornano sorprendendo i prigionieri nei blocchi. Tutti quanti vengono messi al muro, Gaetano vede le armi del plotone tedesco rivolte contro se stesso e i suoi compagni di prigionia e attende la fine.
Improvvisamente avviene qualcosa di insperato.
Un aereo russo sopraggiunge e si abbassa, il pilota capisce la situazione e con una sventagliata di mitra spazza via il plotone tedesco. I prigionieri sono salvi e vengono curati dai russi con grande umanità.
Il 27 gennaio 1945 la fanteria russa entra in Auschwiz.
Gaetano miracolosamente ritorna a casa.



Pagina scritta in HTML da Attilio Bongiorni - Aprile 2010
bibliografia: Piacenza nella lotta di liberazione di Anna Chiapponi
edizioni: Tipografia Nazionale di Piacenza
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